Povero Pierluigi

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Povero Pierluigi Bersani. Mi fa politicamente pena. Non ne azzecca una. Costretto a dimettersi su uno degli argomenti che più aveva sostenuto in campagna elettorale.

Bersani

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Povero Pierluigi

Da quando “non ha vinto” le elezioni, Pierluigi Bersani non ha infilato una decisione giusta. Davvero: neppure una.

Ha sbagliato l’approccio alla sconfitta; ha sbagliato ad accettare l’incarico; ha sbagliato a non andare al voto delle camere con un governo; ha sbagliato a cercare l’accordo sul nome da proporre come Presidente della Repubblica.

Si, perché, il povero Pierluigi, si era preoccupato di cercare l’accordo sul nome di Marini con le altre forze politiche ma ha di fatto tralasciato un piccolo particolare: la sua parte politica.

“Dopo di me, c’è il PD”

In campagna elettorale, uno degli slogan che ha sempre portato sul palmo della mano è stato:

Dopo di me, c’è il PD. Siamo l’unica forza che non mette il nome del leader sul simbolo.

Sia b che Grillo sono senza ombra di dubbio padri-padroni. Chi dice o pensa che non è vero forse dovrebbe analizzare meglio la situazione. Sia b che Grillo hanno indicato un nome da votare come PdR e ,come bravi soldatini, i loro sottoposti hanno eseguito in modo compatto.

Non è successo lo stesso al povero Pierluigi: costretto a fare i conti con un Partito Democratico che gli ha risputato in faccia i nomi proposti di volta in volta. Non tutto il partito, è chiaro, ma una parte non solo sostanziosa ma anche sostanziale al raggiungimento dei vari quorum per le votazioni che si sono succedute.

Il povero Pierluigi avrebbe dovuto prima trovare un accordo condiviso dentro il PD e poi con il peso del PD andare ad imporre un nome su quale gli altri avrebbero dovuto sintonizzarsi. Invece, il povero Pierluigi, ha pensato di essere un piccolo b, si è dimenticato che dopo di lui c’è il PD e, come conseguenza, il PD si è dimenticato di lui.

Infine

Infine, ha preso la giusta decisione: si dimette. Lui e parecchi altri della dirigenza. Ce ne hanno messo di tempo per capire ciò che parecchi altri avevamo già capito il giorno dopo le elezioni: congresso.

Se il congresso fosse stato fatto allora, oggi si sarebbe arrivati ad un nome del PdR condiviso, con un segretario forte, e forse, lo stesso Bersani come Presidente del Consiglio incaricato con molte più possibilità di formare un governo.

Forse è vero che questa classe politica non riesce a vedere il Paese reale. Troppo autoreferenziale per capire ciò che, finanche io, da profano, riesco a vedere così chiaramente.

Infine, tuttavia, la realtà arriva ed il povero Pierluigi, persona senz’altro capace, ne ha pagato le conseguenze.

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