Salvare le banche

Intro

Salvare le banche, dicono tutti i maggiori esperti, è obbligatorio. Per garantire i correntisti e perché le banche italiane hanno “in pancia” il debito pubblico italiano ed un loro fallimento genererebbe un effetto domino con conseguenze catastrofiche.

A ciò rispondo con: giusto! Salviamole. Ma che a pagare siano le banche stesse e non sempre i soliti ignoti ovvero i cittadini che pagano le tasse.

banche

Salvare le banche

Qualunque tecnico si senta parlare, asserisce che non è possibile fare fallire una banca: le banche devono essere salvate.

Salvare le banche è necessario, dicono gli esperti, per garantire i correntisti. “Garantire i correntisti” è sempre citato per primo. Il secondo ottimo motivo per salvare le banche è che hanno troppo debito pubblico italiano in pancia per farle fallire.

Oscuro e misterioso invece è il motivo reale, mai citato, per cui salvare le banche è necessario: garantire gli azionisti. Non i piccoli azionisti ma coloro che detengono le quote di maggioranza, coloro che sono i primi della fila quando la banca paga i dividendi e gli ultimi quando si tratta di salvarle.

Stamattina, sentivo la solita storia sulla necessità di salvataggio di Monte dei Paschi di Siena da Mario Sechi a Radio 24 su 24 Mattino.

Attenzione: Mario Sechi è candidato per la lista di Mario Monti al Senato. Ed è strano: perché è noto che il Sen. Mario Monti è sempre dalla parte dei cittadini e notoriamente contro le banche [a futura memoria: affermazione ironica].

Salviamo le banche

Le banche voglio essere salvate dalle tasse dei cittadini che le pagano? Bene! Che salvataggio sia. Però io per salvare le banche vorrei delle garanzie.

Per un momento, facciamo finta che sia il contrario: che sia un comune cittadino a dover essere salvato e che sia una banca a prestargli il denaro per questo salvataggio.

La banca presta denaro al cittadino per un muto acquisto prima casa

Supponiamo che il Monte dei Paschi vi faccia un mutuo per l’acquisto della prima casa. Prima casa sulla quale pagherete l’IMU che poi sarà usate per salvare le banche.

Queste sono le condizioni per la concessione del muto da parte di MPS. Ci sono spese senza fine: spese per tutto. Bisogna garantire persino assicurandosi. Ma soprattutto bisogna ipotecare l’immobile che si vuole acquistare: la casa è tua e quindi paghi l’IMU ma se tu non onori il tuo mutuo la tua casa diventa della banca. Inoltre, molte banche richiedono che l’ipoteca sia moltiplicata anche del doppio del valore dell’immobile (informazione specifica che non ho trovato per MPS) ovvero se non paghi puoi essere “perseguito” per il doppio del valore del mutuo: chiedi 100 mila ma ti perseguitano per 200 mila.

I cittadini prestano denaro alla banca per evitare il fallimento

Visti i criteri adottati dalle banche affinché ci prestino denaro riterrei quanto meno opportuno che siano adottate le stesse contromisure.

Ti faccio il prestito e tu me lo rimborsi con un piano specifico, ogni volta che paghi mi prendo un certo importo per il solo fatto che me lo prendo (incasso rata). Se non paghi ti mando una comunicazione e te la faccio pagare. Se tu vuoi estinguere il prestito prima non ti faccio pagare perché ingiusto ma ti chiedo che mi paghi per cancellare l’ipoteca.

A proposito di ipoteca. Se ti presto 100 voglio che tu mi garantisca per 200 che faccia un’assicurazione e che la paghi tu in qualità di banca e soprattutto voglio che mentre hai il mio prestito il controllo del pacchetto di maggioranza delle azioni passi a me, cittadino. Perché se tu nel frattempo fai utili con i miei soldi mica possono essere gli azionisti che hanno portato la banca allo sfascio a doverne beneficiare ma i cittadini che ti hanno salvato dal baratro.

Conclusione

Salvare le banche è obbligatorio? Bene. Imponiamo loro le condizioni che loro impongono ai comuni cittadini.

Se queste sono le condizioni salviamole pure, altrimenti garantiamo i correntisti nella migrazione dei conti correnti, rivendiamo il debito pubblico a mercato, vediamo gli asset della banca e che a pagare siamo gli azionisti, quelli che sono i primi della fila quando ricevono i lauti dividendi.

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