Partito Democratico

Intro

Ho criticato il Partito Democratico. Talvolta anche aspramente. Ma oggi è il caso di andare fieri di avere la tessera.

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Partito Democratico

Sono iscritto al Partito Democratico da ormai 4 anni. Anche se non partecipo attivamente nei circoli in ogni caso ne seguo le vicissitudini da vicino e ovviamente sono un elettore (anche perché scelte alternative non ce ne sono dal mio punto di vista).

Negli scorsi anni, a partire dalle dimissioni di Veltroni in poi, non c’è stato molto motivo di andare fieri di essere un iscritto al partito. L’unica linea che sembrava essere seguita era quella di “ogni testa è tribunale”: ognuno tirava acqua al proprio mulino. Mille opinioni distinte su qualunque argomento. Era più facile trovare  tutte posizioni distinte tra i maggiori dirigenti del partito che una linea unitaria.

Insomma ad un certo punto c’è stato proprio da vergognarsi ad essere iscritto al Partito Democratico. Con il senno del poi, sono andato a rivedere chi avessi votato nelle politiche del 2008: era meglio non lo avessi fatto. Mi sono ripromesso di non votare più ciecamente neppure il partito al quale ero iscritto.

Pierluigi Bersani

Quando ci furono le consultazioni per scegliere il segretario del Partito Democratico, non ho problemi a dire che scelsi Franceschini. Il motivo era semplice: dopo l’ignobile fuga di Veltroni, Franceschini raccolse con dignità e abnegazione verso il partito un ruolo che in molti non hanno voluto prendere in considerazione e questo gli è valso il mio voto. Vinse Bersani.

Da allora è passata parecchia acqua sotto i ponti. La conclusione del percorso di Bersani (ad oggi) sono state le vittorie delle due primarie. Non vittorie per lui in prima persona nella corsa a candidato alla presidenza del consiglio ma vittorie in quanto sfide portate nei confronti di una opinione pubblica che dire sfiduciata dalla politica è dire poco.

Pierluigi Bersani e tutto il Partito Democratico sono stati capaci di ritornare a fare avere non solo fiducia nel partito in sé e nella sue capacità ma anche voglia di esserne parte.

Di recente ho notata un bel cambio di rotta: “ogni testa è tribunale” si è trasformato in “allineati e coperti” che non significa “zitti e muti che comando io” ma tendiamo gli sforzi per vincere insieme le elezioni e dare un futuro non montiamo al Paese (che poi significherebbe non diventare sudditi di banche e chiesa).

Primarie parlamentari

Non avrei più ciecamente votato nessuno, ho scritto. Infatti non lo avrei fatto: con un listino come quello che 2008 piuttosto avrei votato Grillo che mi fa abbastanza schifo.

Non ne ho avuto bisogno: le primarie per i parlamentari mi hanno permesso di scegliere (almeno in parte) i componenti che faranno parte dei listini del Partito Democratico. È stato davvero importante avere la possibilità di farlo.

Avrò la possibilità di votare persone come Magda Culotta o Davide Faraone che al di là degli schieramenti interni al partito rappresentano novità e rinnovamento (classe ’85 e ’75 rispettivamente).

Questi risultati dicono che la strada indicata da Bersani viene seguita per cui non ho timore che, qualora il Partito Democratico e la coalizione di cui fa parte vincano le elezioni, il rinnovamento non continui con un governo eterogeneo sessualmente e giovane anagraficamente così come dichiarato dal segretario durante le primarie.

Piero Grasso

I partiti sono le donne e gli uomini che ne fanno parte. Se uomini come Piero Grasso hanno deciso di fare parte del Partito Democratico allora significa che gente serie, moralmente integra e competente vuole fare parte di un progetto serio e moralmente integerrimo.

Non so ad altri, talvolta vengo preso dai dubbi. Mi chiedo se la mia visione è quella giusta o se non sia l’altra visione, quella che non condivido, la migliore. Mi chiedo se sia meglio fare come indica il Partito Democratico o sia meglio il modo di fare berlusconiano.

La candidatura di Piero Grasso con il Partito Democratico è garanzia  assoluta di stare dalla parte giusta.

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