La strategia dell’at-tenzione

Riporto nel mio blog le parole di un amico, Sandro Orlando, che ha scritto come nota su Facebook. Ora Sandro è un vero stronzo, come ho avuto modo di dirgli tante volte, ma è uno stronzo serio. Magari certe idee possono sembrare estreme o dette con troppa “determinazione”. Fatto sta che quello che scrive è sempre interessante.. oltre che scritto davvero bene.

A voi la lettura!

Il dibattito riguardante la possibilità di proibizione dei rave party è
di quanto più triste ci possa offrire questa seconda metà di Estate.
Come ormai siamo abituati a vedere in questo Paese specialmente
nell’ultimo decennio, una classe politica cialtrona e priva di alcuna
visione coerente della società non perde occasione di seminare
l’allarme, proporre soluzioni emergenziali o pseudo-tali pensando di
portare tutto all’incasso alla prossima tornata elettorale.
Solitamente l’argomento prescelto è un non-argomento, o per lo meno è una trasposizione deformata della vera questione.

All’atto pratico di cosa stiamo parlando. Il rave party è un raduno di
giovani, richiamati da un tam-tam non ufficiale, che viene solitamente
tenuto in luoghi abbandonati, pubblici o privati. L’happening si svolge
senza minimi criteri di sicurezza sia rispetto agli individui che alla
collettività. E’ evidente che questi ragazzi si ritrovano in luoghi che
non hanno alcuna protezione sugli impianti, protezione anti-incendio,
uscite di sicurezza e piani di evacuazione.
E’ noto che l’alcool scorre a fiumi, servito senza controlli e senza licenze, e la droga pure.
Una persona dotata di un minimo di buon senso dovrebbe allora chiedersi
cosa diavolo pretende di proporre il politico di turno quando dice che
i rave-party vanno proibiti?
Di cosa va parlando? L’Articolo 18 del Testo Unico di Pubblica
Sicurezza già oggi richiede che qualsiasi manifestazione pubblica,
quale evidentemente un rave party al pari di un concerto in una piazza
di paese è, va autorizzata dal Questore. C’è un apposito modulo che
chiunque di noi può trovare anche in rete. Il Questore ha facoltà e
dovere di esaminare la richiesta di autorizzazione, concedere la
stessa, sottoporre la stessa alla richiesta di azioni correttive o
rifiutare l’autorizzazione in tronco.
E’ altresì noto che qualsiasi proprietario di locale notturno, che sia
una discoteca piuttosto che un pub, si avventurasse nell’ospitare la
propria clientela in barba alle norme sulla messa in sicurezza degli
esercizi pubblici incorrerebbe in sanzioni amministrative e anche in
potenziali ricadute di carattere penale.
E’ notorio anche che non si può servire da mangiare e da bere senza
regolare licenza e mi pare – sottolineo mi pare – che lo spaccio di
sostanze stupefacenti in modica o grande quantità sia ancora reato in
questo Paese.

E’ dunque evidente che un rave party è nella sua natura stessa già un
fatto di assoluta e completa illegalità, dalla A alla Z, da qualsiasi
punto di vista si voglia guardare alla cosa.
A cosa si riduce quindi tutta la questione di una legge ad hoc che
proibisca – o meglio dire sottolinei la proibizione – dei rave party?
Si ridurrebbe, lo dico con il beneficio del dubbio, ad una modifica
proprio di quell’articolo 18 che da un lato dia una definizione più o
meno precisa – quanto inevitabilmente arbitraria dico io – di cosa è un
rave party, e che dall’altro introduca un corollario di sanzionabilità
penale che ora esiste solo in parte.
Sempre quell’omino di buon senso di cui sopra si dovrebbe chiedere a
questo punto chi farebbe applicare la norma più restrittiva?
L’intervento della forza pubblica direi io, che tuttavia potrebbe
intervenire già ora sulla base della normativa in vigore, per lo meno
per interrompere il rave, per lo meno per ridurre gli spazi di
illegalità, di spaccio libero e incondizionato e quindi riducendo
nell’immediato i rischi per l’incolumità per i nostri ragazzi.
Si potrebbe fare già ora, già con la legge esistente senza evocare
questi ulteriori e populisti divieti, stucchevole materia di dibattito
per un ceto moderato che pensa ancora di fare i conti con la realtà
seduto in poltrona guardando il TG preconfezionato di turno. Facendo
finta di dimenticare che quando il bimbo fa la cacca, per pulirlo,
della cacca bisogna sporcarsi le mani, e qualche volta anche i gomiti.

Ecco dunque il nuovo allarme sociale e la nuova proposta
proibizionistica, ora tocca ai “raduni musicali”, oggi sono i rave,
domani magari si utilizzerà a pretesto per proibire un concerto
organizzato da un’organizzazione politica di opposizione radicale.
Perché il problema, di cui spesso sciaguratamente ci si dimentica in
Italia e nel Mondo del post nine-eleven, è che esiste una sottile e
delicata linea di demarcazione fra il legittimo controllo della
legalità sociale e la limitazione dei diritti individuali.
Oggi si mette sugli scudi una falsa soluzione ad un reale e gravissimo
problema che potrebbe essere risolto nell’immediato se solo ci fosse
benzina abbastanza nelle pantere parcheggiate in Questura o se si
pensasse di aiutare davvero la forza pubblica a fare bene il proprio
mestiere con mezzi, risorse economiche, stipendi e preparazione
adeguati. Altro che militari a fare scena nelle piazze italiane o
ragazzini di vent’anni mandati a fare a mazzate con scudo e manganello.
Qualcuno è in grado di spiegarci come dovrebbe fare una Questura
qualsiasi, vecchio o nuovo articolo 18 alla mano, a sospendere un rave
e mandare tutti a casa?

E poi arriva tutto il discorso preventivo che non riguarda solo il
rave, ma in linea più generale l’abuso di alcool e di droghe. Mi
permetto solo di riflettere sulla necessità di confrontarci con una
generazione che è forse la prima nella storia del dopoguerra nel mondo
occidentale a non vivere nella certezza – o per lo meno in una
ragionevole fiducia – di riuscire a costruirsi un futuro migliore dei
propri padri.
Non voglio fare retorica sessantottina da quattro soldi o incedere in
un permissivismo senza senso, ma vivaiddio proviamo a metterci nei
panni di un ragazzo di oggi.
La cappa riguarda il figlio del grande professionista quanto quello dell’operaio metalmeccanico.
La mia generazione dei nati nei ’60 e primi ’70 si confronta con
difficoltà pratiche inerenti il mondo del lavoro, la precarietà dello
stesso, le nubi nere che si accumulano sul futuro trattamento
pensionistico, la difficoltà di maneggiare i risparmi, la casa e il
mutuo.
Questi ragazzi invece con ogni probabilità non hanno nemmeno la
speranza di vivere in nostri problemi. Le famiglie hanno abdicato a
qualsiasi ruolo e sostegno educativo di sostanza, hanno abbandonato
figli in asili, scuole elementari, medie e materne dove insegnanti
spesso impreparati e in qualificati al ruolo che svolgono insegnano il
nulla. Un nulla da portare in un sistema universitario quasi totalmente
sconnesso dal mondo del lavoro sempre più in difficoltà nell’aprire le
porte ai giovani.
Il tutto con lo sfondo di una crisi globale nella quale tutte le
massime autorità istituzionali hanno disatteso il loro ruolo di
responsabilità, hanno tradito la fiducia sulla quale si dovrebbe
costruire la tenuta di una società e quindi le speranze e le ambizioni
dei suoi giovani, il bene più prezioso.
Gli istituti finanziari e diverse Società truffano i sottoscrittori
sotto lo sguardo colpevole di Governi e Banche Centrali. Il Mondo si
sveglia in un castello di cartapesta mentre fuori dalla porta si
combattono guerre e si ammazzano persone in nome di ridicoli pretestii,
e comunque sempre nel nome degli interessi di quelle stessa istituzioni
economiche e finanziarie che vanno piangenti col cappello in mano a
farsi soccorrere dai governi nazionali.
Classi politiche incapaci e pigre non sanno fare altro che radunarsi in
inutili e costosi meeting per sorridere e decidere il nulla del nulla.
E peggio in Italia, vivono di pericolosissimi equilibri di imbarazzanti
interessi economici incrociati, un’atavica e malsana incapacità di
separazione fra stato laico e chiesa, tutti ben pensanti, tanti
peccatori, anche qualche divorziato e di tanto in tanto un binarietto
di cocaina e qualche zoccola a rallegrare la serata. Allegramente tutti
in autostrada guidando a 180 sfarfallando gli abbaglianti a chi ti
precede di 50cm mentre sorpassa tre TIR che corrono a 130.

Questo è il mondo che vorrebbe dire ai nostri ragazzi di non bere, di
non far tardi, di guidar piano, di non sniffare e di non impasticcarsi.
Questo è il mondo che pensa di risolvere i problemi attraverso il
concetto nudo, puro e crudo della proibizione.
Ci dovrebbe cadere la mascella in terra se scoprissimo che qualcuno di
questi ragazzi non si fida più di mamma e papà, non si fida del
parroco, non si fida più degli insegnanti, non si fida della TV e dei
giornali, non si fida dei politici e delle istituzioni?
C’è tanto da sorprendersi nel vedere un ragazzo calarsi qualche
pasticca e una litrata di alcool nella assoluta deficienza della sua
adolescenza, se l’alternativa che la famiglia e la società gli offre si
riduce in quattro sciocchezze in TV, due veline scosciate e un pranzo
al fast-food con mamma e papà?
Ma qualcuno pretende davvero che questi ragazzi abbiano facoltà di
ragionare con la testa di un quarantenne? Ma abbiamo avuto 16 anni una
volta o no? Cosa ci si aspetta?
La risposta che si vuol dare è “proibizione” e nulla di più. Forse è
giusto così, forse funzionerà davvero, intanto, in bocca al lupo.

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